“Pausa” vince la IV edizione di Fuori Fuoco Moak

“Pausa” vince la IV edizione di Fuori Fuoco Moak

 

Non ho mai scattato una foto, buona o cattiva, senza che mi provocasse un turbamento emotivo”.
La frase è di Eugene Smith, uno dei più famosi fotografi documentari statunitensi. Ma ci piace citarla come sottotitolo della IV edizione di Fuori Fuoco. Perché a vincere – sabato 18 novembre, durante la Serata di Premiazione – non sono state solo le migliori opere fotografiche. Il cuore, custode di emozioni e motore che alimenta l’anima, è stato il vero protagonista ( l’illustrazione che veicola la comunicazione delle quattro edizioni lo rappresenta “a nudo”). Quello di chi guarda attraverso l’obiettivo che non si è limitato a fare soltanto una bella foto. E quello di chi osserva o giudica l’opera. Come la giuria che tra i cinque finalisti non ha valutato solo la loro capacità tecnica e l’attinenza al tema caffè. “Quando si sceglie una foto –  ha detto Alberta Cuccia, photo editor di Rolling Stone Italia – vince sempre l’istinto: ce n’è sempre una che ti colpisce più di altre”. 

da sx. Giovanni e Livia Spadola, Sofia Riva, Anna Giannuzzi e Stefano Marino

 

Ed è stato così per l’opera collettiva “Pausa” di Sofia Riva, Anna Giannuzzi e Stefano Marino, che ha vinto il primo premio di questa edizione 2017. “Pausa” – si legge nella motivazione – sintetizza in tre immagini l’atmosfera di un bar, con i suoni e i rumori tipici delle tazzine che toccandosi si accumulano sul vassoio. Dal punto di vista sociale, esprime la velocità e il ritmo frenetico della quotidianità moderna, fissata in tre scatti che traducono il crescendo dell’azione in una composizione grafica lineare e monocromatica”. A premiare i vincitori il presidente di Caffè Moak Giovanni Spadola e la moglie Livia.

 

 

La giuria presieduta da Laura Serani (autrice e curatrice di prestigiosi festival internazionali di fotografia), insieme ad Alberta Cuccia (photo editor per Rolling Stone Italia), Vincenzo Vigo (direttore creativo per Mosquito), Maurizio Riccardi (fotografo) e Marco Lentini (art director di for[me]moak) – ha poi premiato il 2° classificato Martina Federico, con l’opera fotografica “The coffee project”. Questa la motivazione: fortemente legato al linguaggio e alle tecniche comunicative attuali, l’opera esprime un progetto narrativo utilizzando un approccio seriale e un’estetica pop e spontanea. D’impatto immediato, attira l’attenzione su un gioco di dettagli, di colori e di motivi diversi.

 

A premiare la giovane fotografa il presidente di giuria Laura Serani, che nel suo intervento ha sottolineato il ruolo della fotografia nel mondo della comunicazione: da quella visiva legata alla pubblicità, dove l’immagine assume un ruolo evocativo, che fa sognare. All’importanza nel foto giornalismo come strumento di impatto diretto che racconta fatti storici o sociali suscitando forte emozioni.

Martina Federico con Laura Serani

 

Al terzo gradino del podio i tre scatti in bianco e nero “Risveglio Italiano” del napoletano Luigi D’Aponte. “In tre nature morte – questa la motivazione della giuria – di forte impatto estetico, “Risveglio Italiano” sublima un gesto quotidiano grazie ad un gioco di luci e di primi piani suggestivi. Un bianco e nero studiato che sottolinea materia e texture”.

 

A consegnare il premio Annalisa Spadola, direttore marketing di Caffè Moak e ideatrice del concorso, che ha sottolineato il forte legame che da sempre unisce il caffè alle diverse forme d’arte.

Luigi D’Aponte con Annalisa Spadola

 

La serata, presentata dalla brillante Betty Senatore, voce nota di Radio Capital, è stata l’occasione per celebrare non solo la passione per la cultura  – che da oltre sedici anni rappresenta uno dei cromosomi del dna di Moak – ma anche per festeggiare i 50 anni di attività dell’azienda.
In un’atmosfera di fusione di diverse forme d’arte – dalla letteratura alla fotografia – la giovane cantautrice e violoncellista Eleuteria ha incantato il pubblico con i suoi inediti “A metà” e “Brucerei il mare”.

Leave a Reply

Your email address will not be published.